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“IO VIVO COME VIENE”(autoproduzione)

Io vivo come viene è un brano appartenente all’album “Quetzal”(il nostro uccello simbolo della band e simbolo della libertà per molti popoli)…

Questo brano tratta il tema delle scelte che si fanno nella vita quando si diventa “grandi”.

In particolare si parla di scelte determinate “dalle opportunità di lavoro”.

Pur di ottenere un lavoro, in molti casi si decide di andare lontano dai luoghi nei quali si è cresciuti e lontano anche dalle persone più care, quelle persone che ci hanno accompagnato nella vita sino a quel momento . Si parte convinti: si vuole in taluni casi dare ossigeno alle proprie ambizioni, ed in altri casi perché esiste la necessità di trovare una autonomia economica , che in loco non trova soluzione.

Andare quindi lontano… E’ giusto ? Non è giusto? … E’ un sacrificio? E’ bello o non è bello? E’ sfidante? E’ una costrizione?…………

Chi rimane nei luoghi dove si è cresciuti , ed’ è persona che ti ama, cerca di capire questa scelta. Spesso è una persona che talvolta continua a prendere la vita “come viene“… così così come in tante occasioni era stata immaginata e condivisa con chi poi è partito: ciò avveniva spesso la sera, davanti ad’ una birra …,ad’ un caffè……ad’ un bicchier di…insomma con qualcosa di buono sul tavolo, o per terra, che accompagnava questi momenti indimenticabili.

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“IN CURVA FERROVIA”(autoproduzione)

Un brano dedicato allo Spezia calcio e ai suoi tifosi!

Un luogo, la Curva Ferrovia, dove: “si alza la magia, lo Spezia è in campo, si ferma il tempo , una fotografia, che bianconera è , come la vita , tra alti e bassi, sconfitte e gioie, noi saremo sempre affianco a te”….

Forza vecchio cuore bianconero!

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Radio Sarzana

Bella iniziativa da parte di amanti e cultori della buona Musica, che viene ulteriormente valorizzata, a nostro avviso, dalla scelta di fondo di trasmettere solo musica INDIPENDENTE .

Una radio locale che riesce così a dar vita ad un nuovo presidio culturale sul Territorio: una nuova opportunità di valorizzazione dei musicisti locali.

Radiosarzana H24 musica indipendente non stop si ascolta così:

https://radiosarzana.com/

Noi Kin 232 ringraziamo Radio Sarzana per averci inserito all’interno dei programmi.

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Come nasce il nome della Band: K’in 232…?

Questo nome , definito “bizzarro” in alcune recensioni riguardanti la nostra Band, nasce da alcune esperienze di ricerca introspettiva e culturale condotte nel tempo da Massimo, contenuti che spesso Massimo ha condiviso con tutta la Band durante i primi incontri in cui ci siamo conosciuti e si è dato vita alla formazione. Oggi quei contenuti sono parte integrante della struttura culturale del Gruppo : ci caratterizzano sin dall’inizio e stimolano sempre.

Si tratta di antiche culture riconducibili alle popolazioni del centro America, in particolare quella dei Maya.

Queste tradizioni culturali sono state la “miccia” di pensieri più ampi e articolati , “esplosi” e rimodulati per ripensare con attenzione alla lettura del nostro presente , della società in cui ci troviamo oggi . Sono formule di lettura semplici , che usiamo nel nostro creare: le definiamo formule perché ci sentiamo contaminati da più pensieri e riferimenti che inesorabilmente si “mescolano” con quelli di partenza. Ad esempio all’interno delle nostre “formule” ci sono contenuti riconducibili ai lavori di Erich Seligmann Fromm (Francoforte sul Meno, 23 marzo 1900 – Muralto, 18 marzo 1980) ,psicologo, psicoanalista, filosofo ed accademico tedesco, e ancora di Carlos Castaneda, scrittore e antropologo peruviano che ci ha trasmesso l’eredità conoscitiva degli Sciamani Toltechi….. e ancora della letteratura inglese di Aldous Huxley….

Ma….tornando al nome della Band….il riferimento però è “forte e chiaro”:

k’in ,nella cultura Maya , significa “giorno” : il giorno 232 è uno specifico giorno della cultura Maya facente parte dell’antico e noto calendario denominato Tzolkin: è il giorno dell’UMANO GIALLO SPETTRALE

Per comprendere in sintesi il perché di questa scelta, di seguito si pubblica un’interessante interpretazione del giorno “KIN 232 “ .Tale interpretazione (“in parole” ) bene evidenzia uno stato emotivo che ci assomiglia molto ;bene definisce quell’atmosfera nella quale ci immergiamo durante il nostro suonare PopRock.

L’interpretazione è a cura di :Ahau Eventi Olistici.

Kin 232- UMANO GIALLO SPETTRALE
Oggi possiamo finalmente lasciar andare… Il giorno Spettrale è sempre un giorno di liberazione, da zavorre, da pesantezze, da tutto ciò che non funziona più. Scivoliamo, Vento Bianco in poppa, su un mare più tranquillo perché abbiamo affinato le nostre doti antenne ricettive (quali sono tutti gli Umani Sacri) e raggiunto maggiore fluidità e centratura nella comunicazione dal nostro Cuore verso il visibile e l’invisibile, dentro e fuori. L’Umano Giallo è la consapevolezza dei limiti ma anche la possibilità di superarli con il libero arbitrio, suo strumento prediletto.
Quindi oggi scegliamo la comunicazione più essenziale, quella più in linea con noi stessi, quella responsabile delle idee che culliamo nella mente, che proiettiamo nel nostro corpo mentale, che materializziamo in emozioni, parole e quindi fatti. La realtà intorno a noi la creiamo noi stessi e questi gli Umani Sacri lo sanno; come sanno di avere il libero arbitrio per modificarla, trasformarla, migliorarla… proiettando nel mentale e quindi nella realtà “visibile” nuovi contenuti, nuove informazioni, nuove emozioni, nuovi fatti. Dove va l’attenzione là va l’energia: e l’energia crea ciò che viviamo. Scegliamoci il nostro mondo!”

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“Guerrieri del buio”

Brano suonato al Castel-RocK Festival – 26 luglio 2019 Castelnuovo Magra – (SP). Miglior Gruppo votato dal pubblico..

“Siamo le parole e i riflessi che hanno in noi .siamo tutti quei gesti che, non si scorderanno mai…”

“Siamo le maschere futili in cui ci nascondiamo, siamo sempre più languidi non amiamo la libertà ….”

.”..Guerrieri del buio che, sognano nel vuoto, nella notte nell’affanno, si perdono….”

Voce : Sara Milazzo – Chitarre: Marco Del Sarto e Massimo Parducci– Basso : Pino La Rocca– batteria : Luca Bresciani.

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“FRENESIA”

Brano suonato al Castel-RocK Festival – 26 luglio 2019 Castelnuovo Magra – (SP). Miglior Gruppo votato dal pubblico..

Frenesia, una condizione del vivere sempre più diffusa nei nostri tempi “tecno-inumani”.

La frenesia ha molto a che fare con la nostra interpretazione dell’esperienza del tempo, in un tempo in cui la frenesia alimenta un malessere di tipo “pandemico”…

Voce : Sara Milazzo – Chitarre: Marco Del Sarto e Massimo Parducci– Basso : Pino La Rocca– batteria : Luca Bresciani.

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“Fiore tra i sassi”

Brano suonato al Castel-RocK Festival – 26 luglio 2019 Castelnuovo Magra – (SP). Miglior Gruppo votato dal pubblico..

Il brano racconta il valore della resilienza: parte da un viaggio nei tempi passati che rimangono scolpiti negli occhi di pochi amici . e anche all’interno di valige di malinconia di qualche anziano, ormai in effetti vecchio…

Un fiore che sa sbocciare nei contesti più difficili , come quelli attuali: ciò avviene quando le parole, di chi non smette mai di credere in certe idee ,si incontrano con chi ama sentirle . Chi le racconta è uno zingaro che viaggia profondamente , e anche per questo le riesce a trasmettere.

Voce : Sara Milazzo – Chitarre: Marco Del Sarto e Massimo Parducci– Basso : Pino La Rocca– batteria : Luca Bresciani.

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“Nasci Ora”

Un brano che ci esorta a vivere come sentiamo, per quello che siamo, con coraggio e senza farci ingannare: “pilotare da coglioni”…

Sara Milazzo (voce), Pino La Rocca (basso), Luca Bresciani (batteria): alle chitarre : Marco Del Sarto e Massimo Parducci.

Serata Finale del Festival Alpi Apuane . Bella iniziativa di carattere nazionale :molti gli artisti che hanno partecipato e provenienti da tutta Italia. Alla finale è stata premiata solo la Band vincitrice di questa prima edizione del Festival: i “Millenium Bug . K’in 232 sono stati inseriti tra il secondo ed il quinto posto insieme alle altre 4 band che hanno avuto accesso alla finale.

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“Quetzal”

Quetzal è il titolo del nostro primo album, pubblicato il 04/04/2019

Il Quetzal è un uccello che vive nel centro America.
Molte popolazioni del centro America, attribuiscono a questo uccello il nome di “uccello simbolo della Libertà”.
Il quetzal preferisce infatti lasciarsi morire di fame piuttosto che trovarsi in condizione di prigioniero.
Le canzoni dell’album richiamano spesso il valore della libertà, valore che non viene più amato dai molti “pavidi e languidi” del mondo moderno.
L’album critica in maniera complessiva la condotta “dell’uomo globale” di oggi, orientato ad un individualismo innaturale che di fatto determina una condizione sociale di “nichilismo dominante”.
La società “malata” di cui tratta l’album diventa inoltre responsabile dei gravi disastri ambientali a cui si assiste: le parole e le sonorità dell’album intendono richiamare l’attenzione a questi temi per poi lasciare spazio alla speranza: “alla primavera che non si può fermare” citata nel brano “C’era una volta”.

“Quetzal,” Il brano ….Nasce dalle letture delle opere letterarie dello scrittore Peruviano Carlos Castaneda.

Scrive Castaneda: «Per me esiste solo il cammino lungo sentieri che hanno un cuore, lungo qualsiasi sentiero che abbia un cuore. Lungo questo io cammino e la sola prova che conta è attraversarlo in tutta la sua lunghezza. E qui io cammino guardando, guardando senza fiato»; «Le strade sono tutte uguali: non portano da nessuna parte. Alcune attraversano la boscaglia e vi si addentrano. Posso dire di aver percorso strade molto lunghe nella mia vita, ma non sono mai arrivato da nessuna parte. Questa strada ha un cuore? Se ce l’ha, è la strada giusta; se non ce l’ha, è inutile.»

Ascolta il brano:

Copertina by GA-DeSIGN – Mara Capetta

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“C’era una volta”(autoproduzione)

AUTOPRODUZIONE Voce: Sara Milazzo Chitarre e cori: Massimo Parducci Batterie, tastiere e basso: Luca Bresciani Arrangiamenti: Massimo Parducci e Luca Bresciani .

Aderente ai temi dell’album, il video di “C’era una volta” è stato girato dentro l’area dell’ex Ceramica Vaccari sita nel comune di Santo Stefano Magra (SP), luogo dal suggestivo interesse storico e sociale, in cui tutt’oggi si respira una nostalgica atmosfera del lavoro di un tempo passato. Risalente alla fine del’800 sino agli anni ’60, “La Vaccari” è stata un riferimento Europeo nel settore della produzione delle ceramiche industriali. Fucina dell’arte futurista , al suo apice vi lavorarono 1.500 maestranze provenienti da tutta la Val di Magra e dalla Lunigiana. Attraverso la narrazione musicale, con questo video intendiamo criticare le deformazioni di una struttura socio/economica nichilista, sostenendo concetti di etica umanistica e ambientali con una nota di speranza.“…Rinascerà, la primavera non si può fermare”. *Testo:* C’era una volta un vecchio mare, in cui lasciarsi dondolare. Poi l’han voluto maltrattare, ora è inquinato da morire. C’era una volta il temporale, io mi godevo il suo rumore. Ora c’è spesso un’esplosione, una bomba d’acqua e di veleno. E ora non c’è più, quel fiore che, sapeva sempre profumare. E non c’è più, quel ghiaccio la, si è sciolta tutta la sua verità. … C’era una volta un’orso in mare, nuotava senza destinazione. Quado passò di li una nave, l’orso decise di annegare. C’era una volta quel signore, che predicava belle cose. Né è nato invece un mondo di male, che è ancora in mano a quel signore. Ma io non ci sto e non ci gioco più, dentro al castello dell’orrore. Ma io non ci sto e non ci gioco più, dentro al castello dell’orrore. … C’era una volta ed oggi è uguale, un mondo in poter cantare. C’era una volta ed oggi ed oggi è uguale, un sogno in cui voler sognare. Eri andata via, ma sei già qua, speranza che l’inganno voleva far morire. Un bambino che è senza età, rinascerà la

Riprese e video editing: Fabrizio Parducci Riprese aeree: Fabrizio Pacini